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Una Waterworld orientale

Inserito da O r a c l e il 23 Giugno, 2006 - 18:08

Come in Cina, anche in India tutto è gigantesco, e giganteschi sono i problemi. Un conflitto feroce è scoppiato, nei mesi scorsi , per bloccare il progetto che prevede la costruzione addirittura di 3200 dighe lungo gli oltre mille chilometri del fiume Narmada, che attraversa quattro Stati e si getta nell’oceano Indiano. Questa pioggia di dighe ha origine da una operazione iniziata ben vent’anni fa, ma è stata più volte interrotta a causa delle proteste degli abitanti delle zone interessate, e di intellettuali e politici che attuavano il classico metodo indiano di opposizione pacifica: il digiuno in pubblico. Già la prima diga (la Bargi, nel Madhy Pradesh) ha sommerso 162 villaggi e provocato l’esodo di centomila persone. Alcuni testimoni hanno decritto i scenari apocalittici vissuti in prima persona, raccontando come per alcuni giorni non hanno potuto attraccare sulla terra ferma. I risarcimenti offerti alle famiglie che se ne andranno dalle zone progettuali sono di circa 200 dollari: in alternativa si può scegliere l’assegnazione di altre terre, in zone altrettanto fertili.
Il resoconto dei danni ambientali e delle vittime della Diga non è ancora stato pubblicato. Per questa vicenda un silenzio irreale regna da tempo nel panorama dell’informazione, intanto il progetto va avanti e continua ad essere finanziato…

[via katni.nic.in ]

Inserito da Cangini (non verificato) il 25 Giugno, 2006 - 10:48

 

La diga a Madhy Pradesh dovrebbe essere presa come campanello d'allarme, spero vivamente che i costruttori rivedendo almeno un centinaio di volte le immagini dell'inondazione e mettendosi una mano sulla poca coscienza rimasta, decidano di rivedere le strutture o meglio ancora, non incominciare nemmeno i lavori!!
Ma questi bacini idrografici sono davvero essenziali per la popolazione????

Ciau e complimenti per il Multiblog!!

 

Inserito da O r a c l e il 2 Luglio, 2006 - 12:08

La possibilità di regolare il flusso delle acque influenza profondamente le prospettive economiche di vaste regioni. Nei paesi in via di sviluppo, l'acquisizione della capacità di costruire dighe per generare elettricità, prevenire le inondazioni e irrigare i terreni agricoli rappresenta uno dei passi fondamentali verso il consolidamento dell'organizzazione industriale. Ma ciò che è avvenuto in India, è la causa dello scarso utilizzo di materie di prima scelta e dalla poca esperienza delle ditte subappaltate. Il cedimento è stato senza dubbio provocato dal mal utilizzo del cemento, il così detto “cemento impermealizzato” che impedisce all’acqua di infiltrarsi e successivamente indebolire la struttura stessa. Alcuni parlano di post-effetti della pressione idrostatica, ma non sono stati riscontrati movimenti sismici prima del crollo. Non riesco tuttora a capacitarmene dell’enorme cifra di 3200 dighe. Il pericolo di una nuova inondazione (con conseguenze più nefaste), dovrebbe frenare i lavori, senza pensare cosa comporta la deviazione dei corsi e l’inevitabile cambiamento dell’assetto geografico del territorio. Oltre a provocare l’esodo degli abitanti limitrofi, l’equilibrio della flora e della fauna subirà di certo delle conseguenze negative… staremo a vedere.

Inserito da MErZo (non verificato) il 23 Giugno, 2006 - 18:31

Troppi interessi di chi è al potere: la Vita dei singoli e l’ambiente passano in secondo piano. Poi ci lamentiamo se un fiume si “ribella” ad una costrizione.

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