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The Prestige, una recensione appassionata.

Inserito da Marvel-b0y il 7 Gennaio, 2007 - 19:30
The prestige - scena foto screenshot
 
Sarò breve. Raramente mi capita di vedere film che mi catturino senza farmi pensare quanto tempo sia passato.

Film che mi facciano sprofondare nella loro storia di finzione anche quando tutti sappiamo che è finzione appunto, creata per evadere, divertire, forse riflettere, ma poi ovviamente finire.

The Prestige va oltre tutto questo, non è un film che si limita a raccontare la storia di due illusionisti, ma è una riflessione stessa sull’arte dell’illusione, sul rapporto uomo/scienza, sul tema del “doppio”.

The Prestige segna la svolta decisiva di Cristopher Nolan, regista di Memento, Insomnia e Batman Begins.

Tutti film interessanti, vere e proprie perle. Thriller e film di impronta oscura, inquietanti, sempre sorretti da sceneggiature che danno risalto a personaggi dettagliati inseriti in storie di grande respiro contenutistico.

Ma fino ad ora credo che nessuno di questi film risultasse cosi unico, originale e ben costruito come The Prestige.

Nolan si prende a cuore il tema dell’illusione come arte scenica del saper sorprendere, incantare, spesso non senza sacrifici, da parte dell’illusionista verso il suo pubblico. Narrando la storia di due illusionisti di fine ‘800, poco prima della nascita del cinema e durante la rivoluzione tecnologica che porterà alla scoperta dell’elettricità. Nolan racconta la loro vita in eterna competizione, l’uno per cercare di vincere l’altro in notorietà e genialità dei trucchi (anche se in realtà la storia poi mostra esserci molto d’altro).

Appare quindi da subito evidente il primo grande sottotesto. Un film che parla dell’arte scenica della rappresentazione, dell’ingannare e dello stupire, insomma dell’arte di mettere in scena un trucco che è la caratteristica fondamentale e intrinseca del cinema e di chi fa cinema come Nolan. Costruire grandi illusioni che per quanto incredibili o finte noi sappiamo essere, non possiamo che destargli l’attenzione che meritano, proprio perché ne rimaniamo ammaliati, stupefatti. Nonostante la nostra mente sappia siano “finzione” la nostra anima non può che dargli il beneficio del dubbio, credendo per quelle due ore o più, che siano una “realtà” possibile, anche se solo nella dimensione del film stesso.

Questo fa The Prestige; crea un dimensione propria in cui perdersi, credere, appassionarsi alla storia, riflettere, pensare. L’essenziale caratteristica di ogni film geniale o capolavoro. Creare una dimensione a sè stante di credibilità, un universo privato che ne giustifichi lo svolgimento. Creare un’atmosfera. Dare vita a un mondo proprio.

Nolan fa ciò servendosi di grandissimi attori, emergenti in questi anni e possiamo dirlo senza incertezze, lanciati definitivamente da questo film. Abbiamo nel ruolo del talentuoso geniale e arrogante Borden, Cristian Bale (American Psycho, Batman Begins su tutti), già visto in numerose pellicole di successo negli ultimi anni. Ormai più che un astro nascente, ma un divo e attore di talento.

Nel ruolo del suo antagonista Robert Angier abbiamo invece un Hugh Jackman che dopo essersi imposto e reso amabile al grande pubblico con la sua interpretazione dell’icona dei fumetti Wolverine (X-Men saga), dopo Scoop di Woody Allen sta convincendo tutti gli scettici delle sue doti recitative. I due attori si completano perfettamente, appaiono grandi colleghi/rivali fin da subito e si nota qualcosa tra loro, sicuramente grande affiatamento e grande complementarietà. Il cinismo sbruffone di uno fa da riflesso alla virtù defraudata dell’altro che però finiscono col confondersi e compenetrarsi. Sì, perché altro tema del film è quello del “doppio”. In questa pellicola infatti difficilmente troveremo un modo per etichettare come buono o cattivo Borden o Angier, sono entrambi personaggi complessi spinti da motivazioni e circostanze complesse, questioni su cui i risvolti morali si perdono, si sfumano e non rimangono mai bianchi o neri.

Questa è appunto l’altra forza di questo film. Raccontare una grande storia di competizione tra due uomini, il conflitto tra due uomini che inseguono la loro arte, trasformatasi in un’ossessione, in vendetta forse. Si affrontano tra loro ma affrontano anche se stessi, scambiandosi i ruoli e diventando l’uno ciò che è l’altro.

A far da sfondo a questa grande performance recitativa dei due protagonisti vedremo un Micheal Caine sempre impeccabile come “engineer” (colui che realizza meccanicamente i trucchi) di Angier; un Antony Serkis (Gollum), che mostra la sua bravura anche senza CG per far ricredere gli scettici e una Scarlett Johansonn vittima del conflitto tra i due illusionisti, oltre che un David Bowie irriconoscibile nel ruolo del geniale Nikola Tesla. Tesla, sì proprio quel Tesla, che fu in competizione con Edison (l’inventore della lampadina) poiché il terzo sottotesto su cui lavora il film è il rapporto scienza/magia/uomo.

Il film, come ci si potrebbe aspettare non scade mai nel far credere allo spettatore che vi sia l’illusione perfetta di pura magia, poiché l’illusione viene sempre fatta percepire come sacrificio dell’artista e l’illusione perfetta non può che essere la scienza del futuro non compresa dai “più”, proprio perché troppo incredibile, troppo visionaria.

Nolan gira e monta il film partendo dalla fine mischiando tre momenti diversi della storia con quella che ormai possiamo definire senza problemi la sua firma stilistica (già vista anche in Batman Begins) la narrazione a flashback. La storia risulta quindi sempre molto intricata e richiede una grande attenzione costante per tutto il film, per essere compresa in ogni suo risvolto e per essere ricostruita. E anche se alla fine possono apparire dei nodi un po’ oscuri e delle domande irrisolte, forse è proprio quello che voleva Nolan. Il più grande prestigiatore di tutto il film, poiché è il film stesso il vero grande “Prestigio” un’opera che non smette di ingannarci oltre che ammaliarci fino alla fine. Un prestigio in cui il nostro compito è capire il trucco che vi sta dietro.

The Prestige non è un semplice film su due illusionisti è un film che riflette sull’arte dell’illusione stessa, essendo di per sé stesso un’illusione. Non si ferma ad essere film per due ore e mezza, ma continua a vivere nelle nostre menti anche finita la visione. Va oltre il film stesso. E’ probabilmente quello che viene chiamato “capolavoro”, è probabilmente “arte”.

Inserito da paolo pel (non verificato) il 14 Gennaio, 2007 - 12:31

bravo mi è piaciuta molto questa recensione

Inserito da O r a c l e il 7 Gennaio, 2007 - 21:02

Impeccabile.. davvero una recensione che ti invoglia alla visione, il titolo è azzeccatissimo.

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