Dopo le anticipazioni, le indiscrezioni e le prime foto rubate del nuovo Joker, ecco The Dark Knight, secondo episodio della nuova trilogia Batmaniana dell'eroe Dc targata Nolan/Bale/Caine/Freeman. Primo trailer ufficiale con immagini, dopo il teaser che lasciava spazio all'immaginazione facendo sentire solo delle voci.
Portata principale di questo nuovo piatto è il Joker di Heath Ledger. Assoulatemente adatto all'atmosfera realistica voluta da Nolan per la sua versione della storia del "Cavaliere oscuro" (nomignolo di Batman che sarà il titolo di questa nuova pellicola, rompendo la tradizione con le vecchie che titolavano sempre con il nome Batman compreso), questo nuovo Joker appare decisamente più "fisico" e maniacalmente psicotico nelle immagini che ce lo presentano. Una sorta di anarcoide terrorista lontano dal raffinato Gangster, poi boss criminale e artista che si credeva un'opera d'arte vivente del grande Nicholson. Decisamente lontano dall'interpretazione brillante ed istrionica dell'innarivabile Joker nicholsoniano, esula però da qualsiasi confronto col precedente, per un totale cambio di prospettiva alla regia che ne cambia alla base la caratterizzazione del personaggio funzionale alla storia narrata in maniera diversa.
Controprova di questo è l'impossibile scambio dei due Joker nelle due differenti visioni, di Burton e Nolan.
La mancata adattabilità a diverse atmosfere ne giustifica la creazione ad hoc per la poetica del proprio film e delle proprie opere. Bocciati quindi i nerd di nuova generazione che dopo 2 minuti di trailer decretano Ledger come nuovo idolo tacciando il Joker di Nicholson di malsana e datata ironia (ahimè che aborti produce la fine di un secolo nelle menti dei giovani..) e bocciati anche coloro che bocciano a priori questo nuovo Joker di Ledger poichè mancante di quella "verve" e quella raffinatezza che era propria del geniale Jack. Anche se nella mia personale classifica, avrò sempre un debole per la raffinatezza dei dettagli e della caratterizzazione di Nicholson e del suo più "classico" Joker (anche se meno aderente alle origini del fumetto, nella sua genesi) trovo questo di Ledger interessante e adatto per il background creato da Nolan per il suo film.
In fine a coloro che temono il nuovo colpo di coda del villain (avvenuto nell'89 con Nicholson) in grado di eclissare il protagonista, li rassicuro portandogli di fronte l'evidenza di un Joker che non sarà altro che l'altro lato della medaglia di Batman, come mostra la fine di Batman begins.
Un nuovo film in cui si mostrerà come quanto di buono Batman porta a ghotam non può che trasformarsi anche in una grande escalation criminale, al punto da mostra quasi l'eroe come la fonte di tutti i "nuovi" mali della città. Una pellicola che per questo motivo rifletterà sull'ambivalenza del bene che a sua volta può trasformarsi nel suo opposto, che servendosi dei suoi due protagonisti per parlarne, non potrà che essere equilibrato, dando ad entrambi (Batman e Joker) il giusto spazio all'interno del film.
Breve frecciatina se mi è concessa la lancio a Ledger, attore che interpreta il nuovo Joker. Esordì con il terribile "Il destino di un cavaliere" e lo ricordiamo nel recente "Brockeback mountain" di Ang Lee, dove pare aver fatto il salto di qualità dagli inizi. Sicuramente sarà difficile compiere l'exploit di Nicholson nell'eclissare il protagonista, visti i differenti background la differenza "qualitativa" come attore. Non voglio assolutamente dire sia un pessimo attore, ma non si può annoverarlo certo tra i giganti come Jack. Per la sua interpretazione non mi pronuncio, credo che anche sui forum ci si lasci andare a facili entusiasmi, troppo facile criticare un attore ritenendolo inadatto per poi esaltarlo dopo un paio di immagini, perchè truccato. Io dico come sempre, guardiamolo e poi giudichiamolo. Ai posteri l'ardua sentenza.
Saluti e buona visione per l'estate 2008 (se non lo slittano a settembre in Italia) con The Dark Knight.
Nel frattempo godetevi il nuovo trailer di Torino Nera:
Gentilmente segnalato poco fa dal regista di Torino Nera, Massimo Russo. Nel trailer sono ravvisabili i cambiamenti dovuti alla postproduzione di cui vi ho accennato sopra. Scene "ricolorate", audio gagliardo doppiato, musiche, nuovo montaggio, che rendono il tutto molto più "film". Speriamo che il tempo non mi inganni di nuovo quindi se anche adesso ridico, Torino Nera è quasi fatta! Ma stavolta speriamo sia fatta veramente.Un saluto, a presto.
Introduzione "red carpet"
Salve a tutti, è il vostro amichevole Marvel-b0y di quartiere che vi scrive, come al solito per commentare l'ennesima e forse ultima (almeno per un po’ di anni) avventura ragnesca, di Raimi & co, in questo emozionante Spider-man 3.
Vi scrivo, cari lettori di Kata, dopo molto tempo di assenza in cui ho mancato di aggiornare le solite anticipazioni su Spider-man 3, dalla pubblicazione della prima foto ufficiale in poi. Anticipazioni su cui mi sono lasciato andare a non voler più aggiornare proprio nel momento caldo (l'uscita dei due trailer) e su cui tutto il web ci ha purtroppo surclassato.
Per farmi perdonare ciò, ho sentito come una esigenza, lo scrivere questa recensione, quasi un dovere, poiché proprio ieri sera alla prima di Spider-man 3, mi sono reso conto di una cosa: Spider-man mi ha dato molto ed è quindi mio dovere restituirgli il favore.
Non voglio appesantire questa recensione con un viaggio sul viale dei ricordi, né perdermi in auto-referenziale nostalgia fine a se stessa, ma semplicemente fare il punto della situazione su cosa è stato Spider-man che con questo 3° capitolo si conclude come una vera e propria saga.
D'altronde non sarà un caso che questo bellissimo e commovente 3° episodio abbia risvegliato in me quella vena nostalgica che Spider-man credo risvegli in tutti noi, da supereroe romantico qual'è, come ci ha fatto capire benissimo il grande Sam.
Tutto iniziò col primo Spider-man e fu un successone. Scontato, diranno i neofiti che non hanno mai letto un fumetto, tutt'altro dico io, come sanno i fan. Spider-man prima di diventare film, passò attraverso una battaglia legale che vide, la defunta Carolco Films acquistare i diritti, la Marvel fallire, James Cameron suo grande fan, avviare il progetto e poi arenatosi per i problemi legali, abbandonare tutto. Problemi e continui rimandi per un film che non sembrava possibile realizzare per cause maggiori, oltre che per limiti tecnologici degli effetti computerizzati degli anni '90. Poi arrivò la Columbia, Sam Raimi, Tobey Maguire, ma ancora infiniti dubbi.

Film che mi facciano sprofondare nella loro storia di finzione anche quando tutti sappiamo che è finzione appunto, creata per evadere, divertire, forse riflettere, ma poi ovviamente finire.
The Prestige va oltre tutto questo, non è un film che si limita a raccontare la storia di due illusionisti, ma è una riflessione stessa sull’arte dell’illusione, sul rapporto uomo/scienza, sul tema del “doppio”.
The Prestige segna la svolta decisiva di Cristopher Nolan, regista di Memento, Insomnia e Batman Begins.
Tutti film interessanti, vere e proprie perle. Thriller e film di impronta oscura, inquietanti, sempre sorretti da sceneggiature che danno risalto a personaggi dettagliati inseriti in storie di grande respiro contenutistico.
Ma fino ad ora credo che nessuno di questi film risultasse cosi unico, originale e ben costruito come The Prestige.
Nolan si prende a cuore il tema dell’illusione come arte scenica del saper sorprendere, incantare, spesso non senza sacrifici, da parte dell’illusionista verso il suo pubblico. Narrando la storia di due illusionisti di fine ‘800, poco prima della nascita del cinema e durante la rivoluzione tecnologica che porterà alla scoperta dell’elettricità. Nolan racconta la loro vita in eterna competizione, l’uno per cercare di vincere l’altro in notorietà e genialità dei trucchi (anche se in realtà la storia poi mostra esserci molto d’altro).
Appare quindi da subito evidente il primo grande sottotesto. Un film che parla dell’arte scenica della rappresentazione, dell’ingannare e dello stupire, insomma dell’arte di mettere in scena un trucco che è la caratteristica fondamentale e intrinseca del cinema e di chi fa cinema come Nolan. Costruire grandi illusioni che per quanto incredibili o finte noi sappiamo essere, non possiamo che destargli l’attenzione che meritano, proprio perché ne rimaniamo ammaliati, stupefatti. Nonostante la nostra mente sappia siano “finzione” la nostra anima non può che dargli il beneficio del dubbio, credendo per quelle due ore o più, che siano una “realtà” possibile, anche se solo nella dimensione del film stesso.
Questo fa The Prestige; crea un dimensione propria in cui perdersi, credere, appassionarsi alla storia, riflettere, pensare. L’essenziale caratteristica di ogni film geniale o capolavoro. Creare una dimensione a sè stante di credibilità, un universo privato che ne giustifichi lo svolgimento. Creare un’atmosfera. Dare vita a un mondo proprio.
Nolan fa ciò servendosi di grandissimi attori, emergenti in questi anni e possiamo dirlo senza incertezze, lanciati definitivamente da questo film. Abbiamo nel ruolo del talentuoso geniale e arrogante Borden, Cristian Bale (American Psycho, Batman Begins su tutti), già visto in numerose pellicole di successo negli ultimi anni. Ormai più che un astro nascente, ma un divo e attore di talento.
Nel ruolo del suo antagonista Robert Angier abbiamo invece un Hugh Jackman che dopo essersi imposto e reso amabile al grande pubblico con la sua interpretazione dell’icona dei fumetti Wolverine (X-Men saga), dopo Scoop di Woody Allen sta convincendo tutti gli scettici delle sue doti recitative. I due attori si completano perfettamente, appaiono grandi colleghi/rivali fin da subito e si nota qualcosa tra loro, sicuramente grande affiatamento e grande complementarietà. Il cinismo sbruffone di uno fa da riflesso alla virtù defraudata dell’altro che però finiscono col confondersi e compenetrarsi. Sì, perché altro tema del film è quello del “doppio”. In questa pellicola infatti difficilmente troveremo un modo per etichettare come buono o cattivo Borden o Angier, sono entrambi personaggi complessi spinti da motivazioni e circostanze complesse, questioni su cui i risvolti morali si perdono, si sfumano e non rimangono mai bianchi o neri.
Questa è appunto l’altra forza di questo film. Raccontare una grande storia di competizione tra due uomini, il conflitto tra due uomini che inseguono la loro arte, trasformatasi in un’ossessione, in vendetta forse. Si affrontano tra loro ma affrontano anche se stessi, scambiandosi i ruoli e diventando l’uno ciò che è l’altro.
A far da sfondo a questa grande performance recitativa dei due protagonisti vedremo un Micheal Caine sempre impeccabile come “engineer” (colui che realizza meccanicamente i trucchi) di Angier; un Antony Serkis (Gollum), che mostra la sua bravura anche senza CG per far ricredere gli scettici e una Scarlett Johansonn vittima del conflitto tra i due illusionisti, oltre che un David Bowie irriconoscibile nel ruolo del geniale Nikola Tesla. Tesla, sì proprio quel Tesla, che fu in competizione con Edison (l’inventore della lampadina) poiché il terzo sottotesto su cui lavora il film è il rapporto scienza/magia/uomo.
Il film, come ci si potrebbe aspettare non scade mai nel far credere allo spettatore che vi sia l’illusione perfetta di pura magia, poiché l’illusione viene sempre fatta percepire come sacrificio dell’artista e l’illusione perfetta non può che essere la scienza del futuro non compresa dai “più”, proprio perché troppo incredibile, troppo visionaria.
Nolan gira e monta il film partendo dalla fine mischiando tre momenti diversi della storia con quella che ormai possiamo definire senza problemi la sua firma stilistica (già vista anche in Batman Begins) la narrazione a flashback. La storia risulta quindi sempre molto intricata e richiede una grande attenzione costante per tutto il film, per essere compresa in ogni suo risvolto e per essere ricostruita. E anche se alla fine possono apparire dei nodi un po’ oscuri e delle domande irrisolte, forse è proprio quello che voleva Nolan. Il più grande prestigiatore di tutto il film, poiché è il film stesso il vero grande “Prestigio” un’opera che non smette di ingannarci oltre che ammaliarci fino alla fine. Un prestigio in cui il nostro compito è capire il trucco che vi sta dietro.
The Prestige non è un semplice film su due illusionisti è un film che riflette sull’arte dell’illusione stessa, essendo di per sé stesso un’illusione. Non si ferma ad essere film per due ore e mezza, ma continua a vivere nelle nostre menti anche finita la visione. Va oltre il film stesso. E’ probabilmente quello che viene chiamato “capolavoro”, è probabilmente “arte”.
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