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Bill Gates e il pc da 100 dollari: filantropia interessata.

Inserito da indiana il 16 Marzo, 2006 - 19:31
Pc del Terzo Mondo
Un po’ di mesi fa Oracle aveva scritto un articolo sulla proposta Google-Negroponte di progettare e mettere in commercio dei pc a manovella del costo approssimativo di 100$ per aiutare l’alfabetizzazione e l’informatizzazione dei Paesi del Terzo Mondo. L’idea mi era sembrata valida, e, pur riconoscendo che in quelle nazioni esistono anche altri problemi forse più impellenti da risolvere (approvvigionamento di cibo e acqua potabile, vaccini, medicine; fondazione di scuole e posti di lavoro, aiuti all’agricoltura, ecc.), mi era parsa una proposta degna di attenzione nell’ottica di ridurre il gap culturale trai cosiddetti Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo.
Leggo invece oggi su Repubblica.it che il signor Bill Gates, proprietario del colosso Microsoft, si è opposto al progetto, ritenendolo inutile perché finalizzato a un computer portatile troppo piccolo e su cui non è possibile salvare molti dati. In realtà lo “scoppio d’ira” di Gates è dettato da ragioni puramente economiche: infatti Microsoft non fa parte del progetto e non fornirà neanche i software, visto che saranno scaricabili dalla rete Internet! Inoltre il computer userà Linux, senza appoggiarsi né a Microsoft né a Mac.
Probabilmente il povero Bill ritiene che sia più importante salvaguardare il suo monopolio e i suoi interessi, piuttosto che promuovere lo sviluppo dei paesi più poveri, nonostante le numerose attività filantropiche da lui promosse (in modo abbastanza ipocrita)!

Inserito da Bruno (non verificato) il 24 Agosto, 2006 - 16:27

Il governo respinge la trovata del guru Usa
e rifiuta il portatile a 100 dollari: «Sospetto»

«Pedagogicamente sospetto»; «non ancora maturo»: così il ministero delle risorse e dello sviluppo umano dell'India ha bollato il progetto OLPC (One Laptop Per Child) di Nicholas Negroponte. Il fondatore del Massachusetts Institute of Technology ha presentato lo scorso novembre il prototipo di un computer portatile da 100 dollari, pensato per ridurre il «digital divide» nei Paesi in via di sviluppo e consentire ai bambini di tutto il mondo di accedere all'informatica e a internet. L'idea di Negroponte è stata accolta con grande interesse e ha suscitato il plauso pressoché unanime di un Occidente sempre pronto ad aderire alle sue cause filantropiche. Inoltre, dopo lo sfortunato tentativo di esportare la democrazia americana in Iraq, diffondere la tecnologia dev'essere sembrata un'impresa più facile, priva di rischi e - in linea di principio - assai meno criticabile.

Le perplessità dell’Occidente
Invece già a dicembre arrivano le osservazioni aspre di Bill Gates («Nessuno vorrà usare un computer a manovella») e le battute sferzanti di Craig Barrett, presidente di Intel («Anziché pc da 100 dollari sarebbe meglio chiamarlo il gadget da 100 dollari»). Certo, il portatile di Negroponte funziona a manovella, per ricaricare la batteria dove non sono disponibili reti elettriche; impiega un sistema operativo basato su Linux, e quindi open source, a differenza di Windows; adotta processori AMD, che è il principale concorrente di Intel. Ma se questo giustifica la posizione di due guru dell'informatica (cui se ne sono aggiunti altri, col tempo), non vale a spiegare il gran rifiuto dell'India, dove Negroponte si era recato lo scorso aprile per convincere il governo ad aderire al progetto.

I dubbi di Nuova Delhi
Con un reddito medio di quattrocento dollari pro capite all'anno, la spesa per il computer di Negroponte non sarebbe stata indifferente per il governo di Nuova Delhi, e questo per almeno tre motivi. Il costo dei computer, innanzi tutto, che pare destinato a lievitare dai promessi 100 dollari a circa 140, poi la necessità di manutenzione e assistenza, che nel progetto non sono considerate, infine - ed è forse stata questa la ragione principale del rifiuto - il quantitativo minimo di esemplari da ordinare. Almeno un milione, pari ad un esborso di cento milioni di dollari. «Abbiamo bisogno più urgentemente di aule e insegnanti che di graziosi gadget», ha obbiettato il ministro Sudeep Banerjee. «Se disponessimo della somma necessaria per questo progetto, sarebbe più ragionevole utilizzarla per migliorare l'istruzione secondaria». E poi, non è detto che un milione di computer serva davvero, visto che i bambini in età scolare in India sono quasi cento volte tanto, e in gran parte diventano adulti senza aver mai varcato la soglia di un'aula.

Le priorità dell’istruzione
Gli esperti indiani che hanno avuto modo di incontrare Negroponte e discutere del progetto OLPC hanno anche dichiarato di non essere attualmente in grado di prevedere i reali benefici dell'introduzione dell'informatica e di internet nei piani scolastici di bambini tra i 6 e i 12 anni, magari provenienti da zone rurali e quindi poco o nulla alfabetizzati. Se si tratta di fornire un'istruzione di base (leggere e far di conto), allora i computer sono inutili, e semmai c'è necessità di gessetti, lavagne, servizi igienici, aule più confortevoli. Senza parlare degli insegnanti, che scarseggiano da anni, anche a causa dei salari bassissimi previsti per la categoria. Di obiezioni al programma OLPC, però, se ne potrebbero trovare molte altre: l'abbandono della scrittura manuale a favore della tastiera e del monitor, per dirne una, oppure l'imposizione di uno schema di pensiero occidentale (quello di Linux, e in generale dei computer), ormai diffuso in tutto il mondo, ma lontano dalla mentalità indiana; tanto più che i computer conterranno una versione ridotta dell'enciclopedia online Wikipedia. E non si deve sottovalutare la corruzione: molti laptop finiranno per diventare oggetto di traffici loschi e commerci non autorizzati, altro che bambini.

Una scommessa sul futuro
Lo zelo con cui il governo del primo ministro Manmohan Singh difende le proprie scelte educative è ammirevole («temiamo comportamenti asociali in seguito all'uso eccessivo del computer»; «possono insorgere disturbi fisici»), e perfino sospetto: ministri e segretari useranno la stessa cautela verso i loro figli? Così sul web c'è chi arriva ad ipotizzare che dietro il no di Nuova Delhi a Negroponte si nasconda la longa manus di Intel (che proprio in India ha il più grande centro di ricerca e produzione di chip fuori dagli Usa). Oppure chi sostiene che il rifiuto sia un modo di indispettire la Cina, dove i computer da 100 dollari saranno costruiti e assemblati. E tuttavia, nessuna di queste ragioni sembra aver dissuaso la Nigeria, che ha ordinato il mese scorso un milione di computer, né il Brasile e l'Egitto, che a breve faranno altrettanto. La loro è una vera scommessa sul futuro: perché la produzione abbia inizio e permetta di mantenere basso il prezzo finale, secondo il sito dell'OLPC, bisogna raggiungere ordini (e pagamenti) per un quantitativo che oscilla tra i 5 e i dieci milioni di esemplari.

Inserito da desy il 19 Marzo, 2006 - 22:46

anche a me piacerebbe un computer a manovella... sigh...

http://blackdesy.blogspot.com [Il blog di Desy]
http://www.blackdesy.tk [Benvenuti nella mia dimora]
http://www.noforgiveness.com [Dark Industrial Gothic Metal]

Inserito da O r a c l e il 17 Marzo, 2006 - 00:08

Bill Gates è di una avarizia inaundita... con tutti quei dollari che spreca per arredare la sua mega lussuosa villa tecnologica non dovrebbe logorarsi il pancreas per una iniziativa benefica, "nonostante le numerose attività filantropiche da lui promosse"! 

Inserito da Anonimo (non verificato) il 17 Marzo, 2006 - 16:24

Bill G col suo programma umanitario aiuta dei paesi sottosviluppati, ma che comunque hanno a che fare con lo sviluppo di software (vedi India, Sudafrica,...)

ed2k://|file|_bill_gates_che_si_cala_in_elicottero.html|2859|c638c625bb1c3b6c3691909af3b1ff6e|/

Inserito da d1s4st3r il 19 Marzo, 2006 - 12:32

Bill Gates è spiacevole come 14 dita nel culo (Sanculamo docet :-PPPPP), eh Psico?!? :-DDD

Inserito da z il 17 Marzo, 2006 - 00:12

ma lui pensa solo a due cose: immagine e dinero.

+ --------- -- -
| Psicomante e dalla
| Nebbia venne...
|
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